Il lotto: da Genova alla conquista dell’Italia

 

Il “Giuoco del Seminario”.

 

E’ questo il nome del più accreditato antenato del lotto. Il popolarissimo passatempo (per Agimeg fra gennaio e settembre dello scorso anno avrebbe portato nelle casse dello Stato una cifra superiore al miliardo di euro) ha quindi avuto origine nella Genova del XVI secolo.

 

Allora, infatti, i cinque membri dei Serenissimi Collegi erano scelti in maniera del tutto casuale sorteggiando i loro nomi da un elenco di centoventi personalità. Ben presto il gruppo fu ridotto a novanta e i numeri sostituirono nomi e cognomi.

 

L’attenzione per questa pratica (e questa carica) era così grande che i genovesi iniziarono a piazzare delle scommesse su chi avrebbe fatto parte dei Serenissimi Collegi.

 

Insomma, senza volerlo, era nato il gioco del lotto.

 

Nel giro di poco tempo questa pratica avrebbe percorso lo Stivale in lungo e largo. In alcune zone sarebbe stata tollerata dalle autorità cittadine, che così potevano anche rimpinguare le loro casse, in altre invisa e proibita.

 

Ma sul finire del XIX secolo il lotto era ormai diffuso in tutta Italia, tanto che nel 1863 entrò ufficialmente a far parte delle voci presenti nel bilancio del Regno d’Italia. Una settantina di anni più tardi, nel 1939, ecco che le ruote su cui venivano estratti i numeri toccarono quota dieci (l’undicesima, quella nazionale, sarebbe arrivata solo nel 2005). 

 

Nel frattempo anche il numero di estrazioni cambiava, passando dalle poche nell’arco di un anno, all’immancabile appuntamento a cadenza settimanale (oggigiorno ammontano a tre: martedì, giovedì e sabato). 

 

Parallelamente alla diffusione di questo passatempo sono proliferati anche gli almanacchi per aiutare il giocatore nella scelta dei numeri con cui tentare la sorte. I primi esempi di opuscoli che riportavano le serie dei numeri estratti risalgono, infatti, al XVIII e XIX secolo. Ben presto si diffuse quella che viene tutt’ora indicata col termine “smorfia”. La più conosciuta, e forse consultata, è quella napoletana, ma attraversando l’Italia se ne possono rintracciare tantissime altre versioni. Insomma, potremmo anche scrivere che ogni territorio ha la propria “smorfia”.

 

Così come successo con i casinò, per esempio NetBet, ben presto sbarcati in Rete, i miglioramenti tecnologici, soprattutto quelli nel campo dell’informatica, hanno finito per condizionare anche il lotto.

A parte il proliferare di siti web che rappresentano in tutto e per tutto degli almanacchi online (è difatti sufficiente indicare un oggetto, una persona, una situazione per ottenere l’equivalente numero indicato nella “smorfia”), in Rete è possibile trovare anche software che formulano previsioni partendo da uno storico delle estrazioni fatte su ogni singola ruota.

 

A proposito, perché si chiama “smorfia”? Così come per l’origine del lotto, pure stavolta una risposta certa non c’è, sembra però che in qualche modo il termine sia legato a Morfeo, l’antica divinità dei sogni.